Planetario e Museo Astronomico

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Home > News > Accade nello Spazio - Febbraio 2017
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Release date: 02/09/2017

Sarà pur vero che la maggior parte delle stelle non sono single ma stanno in coppia o in sistemi multipli. Però ci sono anche quelle che della loro compagna non ne possono più: in controtendenza con San Valentino, ecco una coppia di stelle che vivono quasi a contatto – strusciando le fotosfere l’una con l’altra – ma osservazioni inequivocabili segnalano che il loro idillio terminerà presto, e assai bruscamente. Parliamo di    KIC9832227, un’arzilla coppietta di stelle avviate a fusione certa: le loro orbite si stringono sempre più e in capo a pochi anni si fonderanno con una catastrofica esplosione. È la prima volta che un evento del genere viene previsto: nel 2022, con un’incertezza di pochi mesi, potremo assistere alla fusione che provocherà l’accensione di una “nova rossa”. La sua luce la renderà addirittura visibile a occhio nudo, nella costellazione del Cigno!

Mentre pregustiamo l’eccezionale evento, restiamo nel Cigno e spostiamo di poco la mira del telescopio Kepler verso un’altra delle sue stelle: KIC8462852, la famosa stella dalle variazioni inspiegabili che fecero gridare alla presenza di una struttura artificiale aliena. Invece si è giunti a più miti consigli, ipotizzando semplicemente che    la stella abbia sbriciolato e inghiottito un grosso pianeta, e ora che la sua luce sta tornando alla normalità resterebbero alcuni frammenti in giro che la oscurano di tanto in tanto.

Ma godiamoci anche la    prima localizzazione della sorgente di un lampo radio, uno dei fenomeni più inspiegabili dell’astrofisica: l’origine di questi rapidissimi impulsi radio restava misteriosa, finché è stata individuata una galassia distante 3 miliardi di anni luce che ne emette uno a ripetizione. Dunque i lampi radio arrivano da fuori della Via Lattea, tuttavia la natura di quella galassia nana pone altri interrogativi sul meccanismo che li produce. Da una banda all’altra dello spettro: il satellite Chandra ha effettuato la più lunga osservazione del cielo nei raggi X, centrata sull’Hubble Ultradeep Field, con un’esposizione di 7 milioni di secondi fra il 1999 e il 2016.    Il risultato è la scoperta di almeno mille buchi neri, e la possibilità di ricostruire le vicende della loro crescita all’interno delle galassie che li ospitano.

Se non puoi vederne la luce, prova almeno a scorgerne l’ombra: è il caso della scoperta del    pianeta extrasolare intorno alla stella TW Hydrae, che deformando il disco di polveri che la circonda provoca una vistosa ombreggiatura, la quale ruota attorno alla stella in 16 anni. Il telescopio Hubble con i suoi 18 anni di attività ha appena potuto completare l’osservazione di un’intera rotazione dell’ombra sul disco, pari al periodo di rivoluzione del pianeta. Un altro disco polveroso circonda HD172555, una giovane stella dell’associazione di Beta Pictoris: qui invece Hubble ha trovato tracce di    comete, che piovono velocissime verso la stella. È il terzo sistema stellare attorno al quale sono stati osservati sciami di comete, che potrebbero essere la spia della presenza di pianeti massicci in una fase simile al passato remoto del nostro sistema solare.

Spaventa un po’ pensare che oggi nell’universo ci sia così tanta materia oscura da essere cinque volte più abbondante di quella visibile. Tuttavia le cose potrebbero non essere state sempre così: secondo un nuovo modello cosmologico    il rapporto fra materia oscura e materia ordinaria potrebbe variare nel tempo, tanto che in passato era ancora maggiore (di circa il 5%). Insomma l’universo starebbe “dimagrendo”, con il progressivo – ma inspiegabile - decadimento della materia oscura; l’opposto del crescendo di energia oscura che invece permea sempre più lo spazio. Sorpresa: anche la Via Lattea sarebbe assai più magra di quanto ritenuto finora. Studiando il lento movimento dei più lontani ammassi globulari si è cercato di    “pesare” proprio l’alone di materia oscura della nostra galassia, ottenendo un valore fra 600 e 750 miliardi di masse solari entro un diametro di 600 mila anni luce. L’incertezza è molto elevata, ma collocherebbe la Via Lattea fra le galassie a spirale più leggere. In tema di misteri galattici eccone uno che ha l’aria di un vero caso criminale: chi ha rubato il gas alle galassie a spirale? Senza gas le stelle non possono formarsi e le galassie invecchiano, e man mano che le loro stelle muoiono, si spengono. Osservazioni di 11 mila galassie deprivate del loro contenuto di gas mostrano che    il “ladro” – o se preferite l’assassino - sarebbe il caldissimo gas intergalattico, capace di soffiare via l’idrogeno dalle spirali, lasciandole deperire. Visto che siamo in vena di rompicapi galattici, dedichiamo uno sguardo a un’oscura ma elegante galassia a spirale (un’altra!), che a differenza delle altre possiede un buco nero tutt’altro che massiccio al centro: anzi, è    uno dei buchi neri più “leggeri” conosciuti in un nucleo galattico. Cosa ci fa là dentro? Di sicuro la sua presenza non basta a spiegare le emissioni energetiche che provengono dalla sua galassia. Infine si riapre il caso dei marziani, intesi come microbi: dopo il famoso episodio del 1996, quando su un meteorite proveniente da Marte furono rinvenute tracce che fecero gridare al marziano (sempre microbo, eh, poi smentito), ora alcune rocce osservate dai rover della Nasa mostrano    caratteristiche geologiche simili a rocce sedimentarie terrestri costruite da microorganismi. Coincidenze? Un vero cold-case da risolvere per scoprire se davvero, miliardi di anni fa, qualche elementare forma di vita abbia approfittato dell’ambiente allora accogliente del pianeta rosso.

Concludiamo con due visioni capaci di proiettarci lontano, che resteranno a lungo nella memoria, plasmando il nostro immaginario astronomico:    la piccola luna Daphnis che volteggia fra gli anelli di Saturno, increspandone gentilmente il profilo, e    la prima sequenza che mostra i quattro pianeti di un sistema extrasolare in orbita attorno alla loro stella, HR8799, distante 129 anni luce. Signori, questa è storia: con questo video time-lapse della durata di 7 anni siamo arrivati al punto di poter assistere – per la prima volta – al movimento orbitale di un sistema planetario extrasolare!

Al planetario:    “Profondo Cielo” è in programma il 5/2 alle 17, 10/2 alle 18, 12/2 alle 17, 23/2 alle 18, 26/2 alle 18.

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